Oltre le pagine: l'archivio digitale di 'U Maxi
La storia del Maxiprocesso prende vita attraverso i documenti e le voci che hanno segnato un’epoca.
Un ponte tra memoria e futuro
’U Maxi non è solo un libro, ma un frammento di storia collettiva: la storia delle persone, delle indagini e delle scelte che, quarant’anni fa, hanno cambiato per sempre il destino dell’Italia.
In questa sezione, curata dalla Fondazione Scintille di Futuro, abbiamo voluto abbattere simbolicamente le pareti dell’Aula Bunker per permetterti di entrarci.
È un percorso guidato, in compagnia di Pietro Grasso, in cui le parole diventano immagini, i ricordi si fanno documenti e la cronaca si trasforma in testimonianza viva.
I documenti raccolti in questa pagina sono la mappa che ha permesso allo Stato, per la prima volta, di orientarsi nel labirinto di Cosa nostra.
Fino a quel momento la mafia veniva raccontata come un mosaico di bande autonome. Attraverso queste carte, il Pool Antimafia dimostrò invece l’esistenza di un’organizzazione unitaria, verticistica e dotata di un sistema di potere.
Leggerli oggi significa entrare nel metodo, nel rigore e nel coraggio di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e dei giudici del Pool Antimafia che cambiarono per sempre il rapporto tra lo Stato e la mafia.
Non sono solo atti giudiziari: sono tracce di una strategia investigativa e di una svolta storica.
Questo è il documento istruttorio che ha reso possibile il Maxiprocesso.
Firmata l’8 novembre 1985, l’Ordinanza-Sentenza porta il nome burocratico di “Abbate Giovanni + 706”, dal primo imputato in ordine alfabetico. I rinviati a giudizio saranno 475.
In questi tomi prende forma il profilo di Cosa nostra: grazie alle dichiarazioni del “boss dei due mondi”, la mafia viene descritta per la prima volta come un sistema unitario, con regole, gerarchie e una catena di comando.
Scorrendo queste pagine si incontrano:
l’impressionante lavoro di incrocio dei dati che ha trasformato nomi sussurrati e presenze invisibili in imputati reali.
Il 16 dicembre 1987, dopo 35 giorni di camera di consiglio, il presidente Giordano lesse il dispositivo della sentenza. La lettura durò oltre un’ora.
Fu il momento in cui lo Stato vinse la sua prima, grande battaglia pubblica contro Cosa nostra, dimostrando che anche il potere mafioso poteva essere giudicato, condannato e nominato.
Questo documento contiene integralmente le motivazioni della sentenza di circa 7000 pagine.
La nascita dell’Aula Bunker
Come si progetta il processo più grande della storia giudiziaria italiana?
Il Maxiprocesso presentava sfide logistiche e organizzative inedite: in queste righe tecniche e amministrative, Grasso scrisse al Tribunale, nell’estate del 1985, un elenco di richieste per superare le difficoltà procedurali.
Qui troviamo le richieste operative per costruire quella che diventerà l’Aula Bunker: una struttura unica, concepita per garantire sicurezza, trasparenza e tenuta democratica a un processo senza precedenti.
Un’“astronave verde” di cemento armato sorta dal nulla, simbolo materiale di uno Stato che sceglie di contrastare Cosa nostra.
Questa raccolta video non è solo una cronaca giudiziaria.
È un viaggio visivo dentro ’U Maxi, capace di restituire l’atmosfera, la tensione e la portata storica del processo.
Attraverso i volti dei magistrati, le provocazioni dei boss e la dignità dei cittadini comuni, queste immagini mostrano come la verità abbia trovato spazio tra le sbarre delle celle e i banchi della Corte, diventando finalmente parola pubblica.
L’istante solenne in cui i giudici popolari, cittadini comuni, accettano di farsi carico della giustizia davanti alla nazione.
L’annuncio che cambia per sempre la storia del processo: il “boss dei due mondi” è “ a disposizione della Corte”.
Tommaso Buscetta entra per la prima volta nell’Aula Bunker.
Faccia a faccia tra il collaboratore e il boss di Porta nuova.
L’inizio dell’interrogatorio di Salvatore Contorno, le cui dichiarazioni confermano il sistema mafioso descritto da Buscetta.
Le domande dell’avvocato Fragalà riportano in aula la violenza al centro del processo.
Un tassello ulteriore nella ricostruzione del sistema mafioso.
Un racconto denso di ironia sui suoi rapporti con Buscetta
Una testimonianza surreale e tragicomica.
Uno dei momenti più teatrali e drammatici del processo.
La protesta di alcune donne per far pentire un loro familiare di essersi pentito.
Giovanni Bontate legge un testo di dissociazione dall’omicidio del piccolo Domino. Un boomerang: confermerà l’esistenza dell’associazione mafiosa.
I volti e le parole dei pubblici ministeri che danno voce all’accusa.
Il “capo della Cupola” augura la pace (eterna?) alla Corte.
Il Presidente Alfonso Giordano chiude il dibattimento e riceve un inaspettato applauso.
La porta si chiude. Inizia l’isolamento totale dei giudici chiamati a decidere il destino degli imputati.
Non smettere di cercare la verità
Il Maxiprocesso non è stato solo una procedura giudiziaria; è stata la prima, grande scintilla di riscatto contro il potere mafioso. Attraverso questi contenuti, il nostro obiettivo è quello di consegnare a te, lettore e cittadino, gli strumenti per farti custode di questa memoria. Perché la storia non resti chiusa in un libro, ma diventi linfa per il tuo impegno quotidiano.
“Il Maxiprocesso non è stato solo un evento giuridico, ma un riscatto collettivo. Tenere viva la memoria di quelle carte e di quei volti significa alimentare la speranza per il futuro.”
Porta la storia sempre con te.
U Maxi non è solo un racconto dei quarant’anni dal processo che ha cambiato l’Italia; è il diario intimo e civile di chi quella storia l’ha scritta in prima linea. Pietro Grasso ci conduce dentro e fuori l’Aula Bunker, tra verità processuali e ricordi personali.